26 aprile 2009 - 11:21

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Paolo Bianchessi

Lo scorso lunedì 6 aprile parte delle classi quarte e quinte del liceo “Galilei” ha partecipato all’incontro con il prof. Nando Dalla Chiesa. La conferenza rientra nel “progetto legalità”, ideato dalla prof.ssa Tomasoni, con l’aiuto del comitato dei genitori, per riflettere sulla cittadinanza, la convivenza civile e la legalità.

Nando Dalla Chiesa, docente di Sociologia della criminalità organizzata all’Università degli studi di Milano, è figlio di Carlo Alberto, generale dei Carabinieri, ucciso con la moglie Emanuela Setti Carraro in un agguato mafioso a Palermo il 3 settembre 1982.

Secondo Dalla Chiesa, la legalità è perno della società. La costituzione afferma che la legge è uguale per tutti, anche sequesto principio – continua il relatore – è spesso difficile a comprendersi: il cittadino medio non riesce a cogliere pienamente l’essenza della costituzione, sicché anche la legalità, intesa come rispetto reciproco, viene sempre meno considerata. Egli stesso, in seguito all’uccisione del padre, ha sperimentato un egoismo spinto fino a isolare e a delegittimare una persona.

Con il processo del 1985 la mafia è stata ritenuta responsabile dell’assassinio del generale e molti suoi esponenti sono stati condannati all’ergastolo. Ma qualcosa è cambiato? Ancora oggi a Napoli la criminalità organizzata miete vittime senza che nessuno cerchi, concretamente, di por fine a questi orrori.

La maggior parte della popolazione italiana appartiene, secondo Dalla Chiesa, alla «zona grigia» (definizione di Primo Levi), intermedia fra i neri che fanno il male e i bianchi vittime innocenti del sistema: persone comuni, che non progettano il crimine né lo guidano, ma non vi si oppongono e ne diventano complici passivi, con l’omertà e la paura, o attivi, per qualche tornaconto. Al giorno d’oggi si è soliti voltare le spalle (e chiudere la bocca) di fronte all’illegalità.

Ciascuno di noi, nel suo piccolo, deve perciò mobilitarsi, ad esempio sostenendo l’associazione antimafia Libera. Non perché la vita sia solo sopruso e ingiustizia, bensì per scoprire, come diceva Eduardo de Filippo, «quanto è ricca l’umanità».

(articolo pubblicato su "Il Galileo" di aprile 2009 - "Popolo Cattolico" del 18 aprile 2009)